VotAntonio (Ingroia)
Era già da tempo un ex magistrato, ammesso che lo sia mai stato davvero, un magistrato. Ma adesso c’è la sanzione ufficiale: Antonio Ingroia torna dal Guatemala, chiede l’aspettativa al Csm, e finalmente si candida alle elezioni con il partito delle manette, la lista arancione di Luigi De Magistris e Antonio Di Pietro. Insomma ha raggiunto l’obiettivo che coltivava da anni. Era ora.
16 AGO 20

Era già da tempo un ex magistrato, ammesso che lo sia mai stato davvero, un magistrato. Ma adesso c’è la sanzione ufficiale: Antonio Ingroia torna dal Guatemala, chiede l’aspettativa al Csm, e finalmente si candida alle elezioni con il partito delle manette, la lista arancione di Luigi De Magistris e Antonio Di Pietro. Insomma ha raggiunto l’obiettivo che coltivava da anni. Era ora. E ci sarebbe proprio di che essere lieti per la fine di un equivoco se solo non restasse nell’aria la certezza acre di una carriera studiata e pasciuta sulla pelle di imputati eccellenti, carabinieri eroi, ex ministri galantuomini, servitori dello stato mascariati dalla più evanescente delle accuse: la Trattativa stato mafia. Ingroia ha sempre incrociato la sua attività professionale con il giornalismo e con la polemica politica, sin dai tempi delle comparsate sui palchi dei vari partiti comunisti, in un cinico intreccio che i suoi stessi colleghi dell’Anm hanno stigmatizzato. Nella sua ultima apparizione televisiva, da Michele Santoro, parlando di indagini in corso ha aggredito il presidente della Repubblica e insultato il Csm: si è sempre mosso su un crinale esile in cui non si capiva mai dove finisse il magistrato e iniziasse il politicante di professione. E che dire del Guatemala? Abbandona il Sudamerica, dove era voluto andare, e lo fa dopo poco più di un mese, e dopo qualche articolo autocelebrativo pubblicato da un certo, violentissimo, Vernacoliere delle procure. Ingroia abbandona, dunque, come aveva già lasciato Palermo e la traballante inchiesta sulla trattativa. Ma – attenzione – pure stavolta molla soltanto dopo aver tratto, anche dal Guatemala, il massimo profitto d’immagine (e non di indagine).